L’AICIG dopo la sentenza UE sul latte: aiutiamo tutte le denominazioni

L’AICIG dopo la sentenza UE sul latte: aiutiamo tutte le denominazioni

Che la posizione della Corte di Giustizia Europea sui prodotti vegetali, avrebbe suscitato clamore e polemiche non stupisce affatto: tanti, troppi gli interessi in gioco e gli attori coinvolti.

Una sorta di dominio gigante in cui agire su una tessera può provocare a cascata il crollo delle altre.

Lo dimostra per esempio la posizione assunta da AICIG (Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche) dopo la pubblicazione della sentenza UE. Sostanzialemente – si osserva – regolare le denominazioni è sacrosanto (giusta quindi la sentenza). Quello che non si capisce è perché poi sulle denominazioni di origine l’Europa venga messa in minoranza. “In siffatto contesto – commenta infatti il Segretario Generale di AICIG Leo Bertozzi – diventa essenziale definire il significato esatto delle denominazioni. Se uso il termine latte, il consumatore deve sapere esattamente di cosa si tratta, ed averne tutte le garanzie. Per questo ci rammaricano a tal proposito le prese di posizione sempre più dure oltreoceano per contrastare le denominazioni d’origine europee: nessuno qui si sognerebbe di usare denominazioni quali arance della Florida o prugne della California se non provengono da quegli Stati e se ciò avvenisse sarebbe subito stroncato dagli organi di sorveglianza sul mercato. Questo per garantire il consumatore sulla esatta origine del prodotto acquistato. Se sosteniamo che  denominazioni come Asiago, Fontina, Gorgonzola, ma anche Feta ed altre debbano essere riservate ai soli prodotti ottenuti nei rispettivi territori della UE, è proprio per dare garanzia al consumatore anche d’oltreoceano. D’altronde è ciò che viene fatto nella UE rispetto alle denominazioni di altri paesi terzi registrate da noi”.
Se dal versante europeo si affronta dunque una questione avente come obiettivo finale quello della trasparenza totale nei confronti del consumatore e l’eliminazione di terminologia ingannevole, più complicata è la situazione che vede protagoniste le IG europee ed i segnali di  politica protezionista di oltreoceano che – come riportato nel rapporto governativo “2017 Special 301 Report” pubblicato dal Dipartimento Usa per il commercio (USTR) – si impegna quotidianamente a “limitare i danni creati dal riconoscimento delle Indicazioni Geografiche (Ig) da parte dell’Unione Europea”, evidenziando altresì “gli effetti negativi che l’approccio dell’Ue nei confronti delle Ig può avere per i produttori e commercianti Usa nell’accedere ai mercati internazionali e del terzo mondo, specialmente quelli con diritti precedenti sui marchi commerciali, o quelli che confidano nell’uso dei nomi comuni dei prodotti agroalimentari”.

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