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Al via il bando alle microplastiche nel Regno Unito, in Italia stop dal 2020

La plastica è un problema sempre più pressante per l’ambiente, e si moltiplicano le azioni per cercare di limitarne l’uso, anche a livello normativo: dopo la legge sui sacchetti in Italia, è il Regno Unito a prendere posizione contro un tipo particolare, la microplastica o microbiglie, bandendone l’uso. Presenti in alcuni cosmetici come gli scrub e in prodotti per l’igiene come alcuni dentifrici, sono risultate estremamente dannose per la fauna marina, perché, oltre che non biodegradabili, date le piccole dimensioni si depositano sui fondali e sono facilmente ingerite da pesci e molluschi, diffondendosi e inquinando l’ecosistema, per arrivare anche nei nostri piatti tramite i prodotti ittici, ma sarebbero presenti anche nell’acqua che beviamo. In Australia, come avevamo anticipato,  nel 2016 è stata la Gdo a prendere posizione contro il loro uso, mentre negli Stati Uniti sono già proibite da una legge del 2015 e l’Oréal ha deciso di rinunciare all’impiego di microbiglie di polietilene nei suoi scrub entro il 2017. 

La legge britannica prevede la proibizione all’uso di microplastiche nella produzione dal 9 gennaio, mentre da luglio sarà proibita anche la vendita dei prodotti contenenti questi componenti.

Il commento della premier Theresa May domenica scorsa è stato: «Nel 2015 abbiamo introdotto la tassa da 5 pence sui sacchetti di plastica e ad oggi abbiamo visto una riduzione di 9 miliardi di sacchetti usati. [La legge] ha cambiato realmente le cose. Vogliamo che lo stesso accada anche con le plastiche usa e getta».

 

In Italia bando dal 2020, legge salvata in extremis dalla Finanziaria

In Italia il divieto di usare le microplastiche nei cosmetici partirà dal 2020, mentre dal 2019 è previsto lo stop ai cotton fioc in plastica. Lo prevede l’emendamento alla legge di Bilancio, approvato con riformulazione in V Commissione alla Camera, concordato con il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e sottoscritto dall’on. Enrico Borghi e da altri deputati di maggioranza e opposizione, che riprende alcuni punti del disegno di legge “Disposizioni in materia di composizione dei prodotti cosmetici e disciplina del marchio italiano di qualità ecologica”, a prima firma del presidente Pd della Commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci che, dopo essere passato alla Camera a ottobre 2016, era rimasto fermo per oltre un anno al Senato.

Secondo l’associazione Marevivo “Ci sono voluti quindici mesi di attività e pressione affinché si raggiungesse questo risultato, particolarmente importante per l’Italia perché, in merito alle microplastiche, il nostro Paese produce il 60% del make up a livello mondiale”.

Marevivo insieme a Legambiente e alle associazioni Greenpeace, Lav, Lipu, MedSharks e WWF avevano lanciato l’appello #Faidafiltro che aveva raccolto il sostegno di vari sostenitori del mondo scientifico, accademico, dello spettacolo, dello sport.

Un’analisi dell’Istituto per lo studio delle macromolecole del Cnr (Ismac-Cnr) di Biella ha rilevato che circa l’80% delle microplastiche – per la maggior parte costituite da polietilene (PE) –  si trova in prodotti da risciacquo, come esfolianti per corpo e viso, saponi struccanti e un prodotto antiforfora. Il polietilene è presente anche in creme per donna e per uomo: in metà di questi prodotti, il polietilene è inserito nelle prime quattro posizioni degli ingredienti, dopo l’acqua. Alcuni fra i prodotti con la maggior concentrazione di polietilene sono in vendita anche negli scaffali dei prodotti naturali ed esaltano una particolare attenzione per l’ambiente.

 

Alternative possibili

Nel frattempo si stanno già studiando delle alternative alla dannosissima e non biodegradabile plastica. La Bath University ad esempio a creato microbiglie dalla cellulosa,  materiale che si degrada facilmente. Mentre una azienda americana, Silk Therapeutics ha pensato di ricavare dai bachi già utilizzati una “seta liquida”, che viene introdotta nei cosmetici per un effetto “scrub” simile alle microbiglie.