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16 GIUGNO/LUGLIO 2018 A proposito del progressivo impoverimento della popolazione italiana, fiumi di retori- ca colano sull’opinione pubblica attraverso i vari media. Archiviata la 4° settimana, “madre” di tutte le fantasmatiche invenzioni di una pessima so- ciologia, sono entrate nel repertorio le immagini, con pathos musicale aggiunto, dei pensionati che frugano nei cassonetti dell’immondizia, in un paese, per altri versi, perennemente in lotta con il contenuto calorico e iper-nutriente del cibo, ai fini della prova costume pre-estiva. Questo contributo illustra, invece, chiaramen- te e semplicemente una soluzione alla ipotizzata, latente piaga di una “sottonutrizione” nel nostro paese, ampia o ristretta che sia. Preferiamo, comunque, identificare il tutto con un bisogno di “frugalità” a cui può rispondere un modello imprenditoriale, a lungo collaudato negli USA, il grande laboratorio del grocery retail. Non ci riferiremo tanto all’Independence from Hun- ger Food Drive (campagna benefica della durata di un mese, finalizzata alla donazione di cibo – ndr), giunto alla settima edizione e organizzato dalla catena californiana Grocery Outlet, ma piuttosto alla colloca- zione strategica della stessa all’interno del complesso panorama distributivo americano. Dedicheremo poi un altro contributo alle modalità con cui si esprime EXTREME VALUE DISCOUNTER: 70 ANNI VOTATI AL RISPARMIO. COSÌ SI È EVOLUTO NEL TEMPO IL FORMAT DI JAMES READ di Daniele Tirelli e Loris Tirelli GROCERY OUTLET Elogio della frugalità IL “CONSCIOUS CAPITALISM” POSTULA LA PIENA COMPATIBILITÀ TRA RICERCA DEL MASSIMO PROFITTO E RESPONSABILITÀ SOCIALE
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