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D ove tutto è sempre più veloce, le pause per ri- flettere non possono più esistere. E neanche i silenzi. Eccoci allora tutti insieme appassionatamente nel competitivo turbinio di chi ha più cose da dire (pratica che spesso si traduce nel chi la spara più grossa, nel meno tempo possibile e con il maggior numero di like). Ben tardi ci si accorge di essersi spinti troppo avanti con le proprie esternazioni: quando è impossibile rimangiarsele, pena il crollo d’immagine, di rating e di like. Una catastrofe. E allora avanti. Con buona pace dei danni che potrebbero derivare da uno spread sempre più arzillo, dalle chiusure domenicali intem- pestive e demodé, dalla débâcle ambientale e morale di un condono cronico e pervasivo, o dal bavaglio alla libera espressione. Con buona pace dei flop strettamente cor- relati ad improvvide iniziative commerciali, editoriali o culturali. E allora avanti. Senza pensare alle conseguen- ze, senza riflettere che prima di seminare (se l’intenzione è veramente quella di raccogliere) il terreno va preparato. Sempre. A queste condizioni, il magone è inevita- bile. Perché ogni spreco deve (o quantomeno dovrebbe) mettere tristezza. E indignazione. Perché le magnifiche sorti e progressive di leopardiana memoria non sono quelle pro- palate ai quattro venti, da un’autorità, magari solo temporanea, e tronfia di se stessa. La crescita vera spesso progredisce in sor- dina, come il germoglio dal seme. Sempre che non lo si calpesti prima. Il problema è giusto questo: che le attuali conquiste possano venire disperse in un fiat. Il quadro attuale infatti non è proprio ne- gativo: le iniziative in Italia non mancano (e lo sbarco di Amazon – pag. 22 – testimonia bene la fiducia nelle potenzialità del nostro paese). L’e-commerce avanza e magari si tinge di rosa (da pag. 44), la grande distribuzione ha ancora molto da dire (pag. 14), i consumi non hanno certo abbassato la testa (da pag. 28), i segmenti premium evidenziano la propensio- ne dei big spender (pag. 26) e l’innovazione non arretra, neanche sul packaging (pag. 42). Presupposti validi per chi volesse essere fiducioso. Peccato che incomba la spada di Damocle delle scelte precipitose, buone forse per i follower, ma non per chi vorrebbe proce- dere fuori dal branco. Magari senza le fanfare della propaganda che ottundano i sensi. Carmela Ignaccolo EDITORIALE
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